A BOLOGNA, PER “CAMBIARE L’ITALIA COOPERANDO”

Inserito il dicembre 7, 2018 at 11:54

Categorie: Alleanza, In evidenza

Il Parlamento non sia complice del lavoro nero“. È uno degli appelli più forti arrivati dal palco della Biennale della Cooperazione italiana, tenutasi a Bologna il 30 novembre e 1 dicembre, all’indirizzo delle Istituzioni italiane. A farlo il presidente Gardini e i co-presidenti Lusetti e Begani, intervenendo sul tema più importante tra i cinque presenti nel manifesto “Cambiare l’Italia cooperando”: il lavoro. Un argomento al quale sono stati dedicati numerosi ragionamenti ed approfondimenti durante la tappa bolognese. Una tappa importante lungo la strada per un pieno decollo dell’Associazione unica e unitaria.
L’Alleanza per noi – ha spiegato Gardini, aprendo i lavori – è la casa delle Cooperative autentiche. È per noi un biglietto di sola andata. Non è un viaggio da cui pensiamo di tornare indietro. E “Cambiare l’Italia cooperando”, il nostro manifesto, dice con chiarezza dove vogliamo andare e come arrivarci. Questo vuol dire essere per noi un pezzo importante del Paese“.
Tornando al lavoro nero “sono 3.263.000 i lavoratori vessati in tutti i settori produttivi del Paese – hanno spiegato i vertici dell’Alleanza, aprendo la seconda giornata – L’evasione tributaria e contributiva sfiora i 110 miliardi (108,9): vale a dire 1/20 – del nostro debito pubblico. Chiediamo al Parlamento il ripristino delle sanzioni penali relative all’appalto illecito di manodopera e la difesa della liquidazione coatta amministrativa. Entrambe le misure sono state “annacquate” nella scorsa legislatura. Non è accettabile. Chi compie gravi illeciti nel lavoro deve essere punito, perché mortifica i lavoratori, droga l’economia, avvantaggia i delinquenti ed estromette gli onesti“.
Tra i 3,3 milioni di lavoratori sfruttati dalle false imprese – aggiungono Gardini, Lusetti e Begani – ce ne sono 100.000 vessati nelle false coop. È in questo contrasto all’illegalità che si colloca l’impegno dell’Alleanza a fianco delle Istituzioni. Anche altri settori dovrebbero interrogarsi e adoperarsi. Noi facciamo la nostra parte, chiediamo di inasprire, con l’estensione delle sanzioni penali, la lotta alle false cooperative costituite solo per sfuggire alle norme che tutelano il lavoro. La lotta alle false cooperative e alle imprese sfruttatrici di lavoro si combatte anche con misure che colpiscano la committente, perché coloro che utilizzano le false coop e le false imprese sono altrettanto responsabili e perseguibili. Su questo versante, vorremmo sentire i sindacati più in prima linea insieme a noi e agli organi di vigilanza“.
Per rendere ancora più efficace l’attività di vigilanza, l’Alleanza delle Cooperative – continuano i tre – chiede l’istituzione di un Organismo unico di regolazione e di governo dell’attività di vigilanza con la collaborazione tra tutti i soggetti: PA, Centrali cooperative, Agenzia delle Entrate, Ispettorato nazionale del lavoro, Banca d’Italia. La promozione della cultura della legalità è una grande opportunità. L’illegalità altera la concorrenza, danneggia l’economia, mortifica le persone. Integrità, onestà e comportamenti sobri invece, alimentano la fiducia e il fare buona impresa. Per le cooperative legalità non è solo rispetto delle norme, ma anche promozione di una cultura in grado di rigenerare fiducia. Riteniamo fondamentale calendarizzare in Parlamento la lotta contro le false coop“.
Ma l’assise dell’Alleanza è stata anche l’occasione per mandare ulteriori segnali al Governo su altri temi d’attualità: reddito di cittadinanza, flat tax, utili reinvestiti, pace fiscale e Sud. Sono stati cinque, infatti, i punti chiave discussi nel primo dei due giorni della Biennale della Cooperazione, sempre con gli interventi di Maurizio Gardini, presidente dell’Alleanza delle Cooperative e dei co-presidenti Mauro Lusetti e Brenno Begani.
Sul reddito di cittadinanza l’Alleanza chiede che “il sistema contempli meccanismi di incentivo all’occupazione dei destinatari o attraverso lo sgravio contributivo o con la loro auto-imprenditorialità, prevedendo la liquidazione anticipata della misura per chi volesse dar vita a imprese. Questa declinazione del reddito di cittadinanza, agganciato alle politiche attive del lavoro, renderebbe più produttivo l’intervento che rischia, invece, di scivolare nell’assistenzialismo. La povertà non si sconfigge solo con il sostegno economico. Tanto più se il reddito di cittadinanza si traducesse nel solo trasferimento di risorse senza un accompagnamento con servizi territoriali e presa in carico dei bisogni delle persone“.
Un concetto che è stato ripreso e approfondito durante la tavola rotonda del secondo giorno. La Flat tax, per l’Alleanza, “regge solo se, in previsione, la misura fosse arricchita da un ripensamento delle aliquote su tutti i redditi, e con particolare attenzione ai redditi bassi“, mentre via libera per l’aliquota ultraridotta per gli utili reinvestiti: “La condividiamo, purché abbia effetti compensativi della soppressione dell’ACE. Chiediamo di valutare la sopravvivenza dell’ACE per imprese che non hanno interesse ad applicare l’innovativa agevolazione sugli utili reinvestiti“.
La pace fiscale – prosegue l’Alleanza – è ragionevole se si accompagna a una revisione dell’ordinamento tributario: riforma dell’imposta sul reddito, riforma della giustizia tributaria, codificazione. Diversamente è probabile che non sia l’ultimo condono, ma resti l’ennesimo premio per gli evasori“.
Ultimo corposo capitolo: il Mezzogiorno. “Sì alla norma – sostengono Gardini, Lusetti e Begani da Bologna – che punta a destinare al Mezzogiorno un volume complessivo di stanziamenti ordinari proporzionale alla popolazione di riferimento. Nelle Regioni del Sud vive il 34,43% della popolazione a cui, in realtà, va solo il 23% della spesa pubblica. Il principio determinerebbe per il Mezzogiorno un aumento annuo degli investimenti pubblici di circa 4,5 miliardi. Più prudentemente, la relazione sui Conti pubblici territoriali dell’Agenzia per la coesione territoriale calcola un impatto nell’ordine di 1,6 miliardi medi annui, che potrebbero essere destinati all’ammodernamento e messa in sicurezza dei principali asset infrastrutturali: il Sud resta troppo a Sud rispetto al Nord. Senza non c’è sviluppo“.