ACI: LINEE GUIDA PER UNA RIFORMA DEL TERZO SETTORE

Inserito il giugno 26, 2014 at 08:42

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L’Alleanza delle cooperative italiane ha elaborato un importante documento contenente “Osservazioni e proposte sulle linee guida per una riforma del terzo settore”. LegacoopSociali Lazio ha partecipato alla elaborazione delle proposte e del testo.

 

 

“L’intento di mettere mano ad una riforma unitaria del Terzo Settore, orientata in senso strategico al futuro, e non solo alla mera manutenzione normativa, è pienamente condivisibile.

 

Analogamente, seppur non esaustivi delle potenzialità insite nella realtà complessiva e nelle caratteristiche identitarie delle diverse componenti del Terzo Settore, i tre obiettivi posti a fondamento delle Linee Guida sono per noi certamente condivisibili:

 

  • costruire un nuovo welfare partecipativo;
  • valorizzare il potenziale di crescita e occupazione insito nell’economia sociale e nelle attività svolte dal Terzo Settore;
  • incentivare e sostenere i comportamenti pro sociali di cittadini e imprese, finalizzati a generare coesione e responsabilità sociale.

 

Riconosciamo positivamente il rilievo attribuito all’economia sociale, al cui ruolo e sviluppo il movimento cooperativo nel suo complesso apporta  un contributo imprescindibile.

La cooperazione italiana, per i valori in cui si riconosce (centralità della persona, responsabilità sociale, democrazia economica, lavoro buono, solidarietà), per il suo radicamento nei territori, per l’articolazione delle attività svolte, ha dimostrato e dimostra di saper coniugare efficacia imprenditoriale e perseguimento degli obiettivi sociali dettati dalla Costituzione.

Ne è testimonianza la difesa tenace dell’occupazione, ed in alcuni ambiti l’incremento, in questi anni di crisi (come autorevolmente riconosciuto non solo da fonti nazionali ma dalle stesse istituzioni europee), ma anche il sostegno e la promozione alle iniziative per la migliore gestione dei beni confiscati alle mafie che il movimento cooperativo ha assicurato, unico soggetto imprenditoriale a farlo.

 

Apprezziamo  specificamente il ruolo che la proposta assegna alle cooperative sociali e alle imprese sociali, quali soggetti attivi di welfare e più capaci di produrre crescita e creare occupazione.

Le cooperative sociali, in particolare, oggi rappresentano il modello di impresa sociale più diffuso e consolidato, oltre ad essere componente costitutiva del Terzo Settore.

Il recente censimento Istat certifica che nel decennio 2001/2011 il settore più dinamico rispetto all’occupazione è proprio quello della cooperazione sociale. Nel decennio il numero delle cooperative è pressoché raddoppiato, raggiungendo circa 12.000 unità, che occupano oltre 365.000 addetti (con un aumento del 115%), dei quali oltre 35.000 sono persone svantaggiate.

Le donne occupate sono circa il 73% del totale. I soci volontari coinvolti sono più di 42.000. I cittadini che usufruiscono dei servizi e delle prestazioni resi dalle cooperative sociali sono oltre 7 milioni, in tutte le aree territoriali del Paese.

Nel decennio considerato le cooperative sociali hanno contribuito per il 38% al saldo occupazionale complessivo dell’Italia. Rispetto all’incremento complessivo degli occupati nel Terzo Settore certificato da Istat per il decennio citato, il 56% si è prodotto nella Cooperazione Sociale.

 

Nelle Linee Guida al riconoscimento del ruolo delle cooperative sociali e delle imprese sociali complessivamente intese si accompagna con forza l’obiettivo di sostenerne lo sviluppo, di farle ulteriormente “decollare”. E’ un obiettivo che condividiamo, e che vediamo sostenuto nelle sue motivazioni dalle risultanze della Conferenza di Strasburgo del gennaio 2014:

  • la crescita e il progresso dell’economia e dell’Europa non si possono realizzare senza equità e giustizia;
  • la coesione sociale è un fattore di sviluppo che le imprese sociali possono meglio perseguire rispetto alle imprese ordinarie;
  • l’economia sociale rende il mercato più ricco perché più partecipato;
  • l’impresa sociale si distingue non solo per quello che fa, ma soprattutto per come lo fa (ovvero per la forte vocazione all’inclusione sociale e alla democrazia economica);
  • una leva sostanziale di una “politica industriale” per lo sviluppo dell’impresa sociale è la valorizzazione e gestione di beni pubblici e beni comuni;
  • la politica fiscale specifica è necessaria perché consente alle imprese sociali di vedere valorizzata la loro funzione sociale.

 

La riforma dell’assetto legislativo dell’impresa sociale è certamente importante, ma non sufficiente, se ad essa non si accompagnerà, nel nostro Paese, un disegno strategico per politiche dei beni comuni, del welfare, dell’ambiente, della cultura, ecc…, nella cui mancanza risiede il principale ostacolo allo sviluppo delle imprese sociali”.

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