CARTA DI LAMPEDUSA, LEGACOOPSOCIALI: CHIUDERE CIE

Inserito il gennaio 29, 2014 at 19:20

Categorie: In evidenza, Legacoop Sociali
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Roma, 29 gennaio – Legacoopsociali guarda con attenzione alla tre giorni di Lampedusa del 31 gennaio e 1-2 febbraio. Decine di associazioni e movimenti si riuniranno per scrivere la “Carta” che lancia una nuova idea di accoglienza e inclusione per i migranti. Dopo questo autunno in cui abbiamo contato i morti sulla nostre coste e i centri hanno mostrato tutta la loro inadeguatezza per il rispetto dei diritti umani, Legacoopsociali presenta la proprie proposte.

 

L’Italia ha accumulato un pesante e per certi versi incomprensibile ritardo nella capacità di arrivare ad una gestione pragmatica e razionale dell’immigrazione, nonostante oramai da anni vi sia la consapevolezza diffusa che l’immigrazione stessa non è questione emergenziale, ma caratteristica strutturale alla nostra organizzazione sociale, economica e culturale. In quest’ottica auspichiamo che venga abolito definitivamente il reato di clandestinità, si superi ogni indugio, così come si è fatto a Gradisca, si deve passare allachiusura dei Centri di Identificazione ed Espulsione divenuti ormai una vera vergogna nazionale e siano ridefinite le caratteristiche dei centri che accolgono i rifugiati e richiedenti asilo (Cara), sia riducendone le dimensioni, sia eliminando le chiusure e aprendoli al territorio, sia garantendo tempi di permanenza più brevi e, soprattutto, certi.

 

Nella piattaforma sul tema immigrazione approvata dalla presidenza nazionale di Legacoopsociali il 28 gennaio si rivendica il ruolo delle cooperative sociali: hanno svolto e svolgono un ruolo importante di accoglienza, di formazione, di mediazione culturale, di inserimento lavorativo. 

E per questo chiediamo: la garanzia del pieno esercizio dei diritti civili, sociali e sanitari in una condizione  di piena uguaglianza tra soggetti conviventi sul medesimo territorio regionale; la prevenzione e il superamento delle situazioni di maggior disagio e marginalità, riconoscendo le singole soggettività, identità culturali, religiose e linguistiche; la costruzione e il consolidamento di stabili condizioni di pari opportunità di accesso al sistema di welfare locale;   il sempre maggiore orientamento delle risorse pubbliche nazionali ed europee verso azioni che favoriscano, l’istruzione, la formazione e incisivi percorsi di inclusione lavorativa; la valorizzazione anche dell’associazionismo straniero, individuando modalità di rappresentanza per favorire la loro partecipazione alla vita pubblica nella comunità locale; la promozione di interventi diffusi di informazione, promozione culturale e di mediazione sociale per evitare l’innescarsi di conflittualità e la creazione di condizioni di convivenza democratica tra migranti e popolazione autoctona; la definizione di strategie condivise che affrontino a livello nazionale e poi locale la questione abitativa per i migranti dentro un quadro integrato di interventi che valorizzino da un lato l’accoglienza primaria, ma altresì siano capaci, anche attraverso l’housing sociale, di proporre percorsi graduali verso l’autonomia, in grado di sostenere e promuovere l’accesso alla casa per gli immigrati e per i Rom.