LA DIREZIONE NAZIONALE ESAMINA IL DOCUMENTO SU ATTUAZIONE DEL MANDATO E FUTURO

Inserito il maggio 22, 2018 at 11:10

Categorie: In evidenza

Siamo un’associazione risanata nei numeri e nei conti, trasparente, che ha saputo affrontare emergenze drammatiche come la legalità e il riposizionamento di interi settori a causa della crisi”. Questo è Legacoop oggi. Ma non basta. Anzi: questa è solo un punto di partenza, perché “ora dobbiamo mettere mano a cambiamenti forti nel nostro assetto organizzativo, per avvicinarci alla realizzazione dell’Alleanza e per rispondere alle sfide che abbiamo davanti”.
Così il presidente Mauro Lusetti ha aperto la Direzione nazionale che in forma seminariale ha fatto propri i risultati dei quattro gruppi di lavoro che nelle settimane precedenti avevano lavorato su settori, territori, governance e servizi per disegnare insieme lo stato dell’arte e il futuro prossimo dell’associazione. E avevano lavorato intensamente: “Quattro gruppi di lavoro con oltre 300 presenze impegnate – ha spiegato Lusetti – testimoniano che c’è ancora voglia di partecipare”.
Il documento che ne è uscito è la mappa per arrivare al Congresso nazionale, che sarà convocato – ha confermato il presidente – a dicembre per svolgersi tra marzo e aprile 2019. Quello che abbiamo davanti è così un “anno preziosissimo di lavoro” ha spiegato Lusetti: “Vogliamo confrontarci su cose concrete da fare nell’interesse delle nostre cooperative, ancor prima di discutere di organigrammi”. A partire dal documento che presenta “lo stato di attuazione del documento di mandato”, così come rilevato dai quattro gruppi di lavoro e presentato nel corso della Direzione dal direttore nazionale Giancarlo Ferrari.
Dopo il dibattito che si è sviluppato in Direzione nazionale, ora tutte le proposte e le riflessioni contenute nel documento – che qui brevemente sintetizziamo, anche se in modo non esaustivo – dovranno essere tradotti in indirizzi, progetti specifici, proposte di atti formali e saranno votati dalla prossima Direzione che redigerà, su questa base, un vero e proprio programma di lavoro con tempistiche e livelli di responsabilità verificabili e rendicontabili.

 

Le sfide del presente

Le false cooperative sono una sfida importante ma certamente non l’unica. La qualità del lavoro in cooperativa ad esempio non sempre è coerente con la narrazione dei principi cooperativi. “Sul fronte della sostenibilità – ha spiegato Ferrari – stiamo muovendo i primi passi ma non è sufficiente, così come sul versante dell’innovazione siamo percepiti come attori frenati da conservatorismo e resistenza. Così tante persone che praticano nuove forme di condivisione e si ispirano a principi molto vicini all’idea cooperativa, non si associano in forme cooperative. L’inerzia e l’assenza di ricambio sono, infine, pratiche contrarie ai valori dell’intergenerazionalità e della forma cooperativa come strumento a proprietà diffusa con cariche di rappresentanza collettiva contendibili”.
Come reagire? Le imprese devono essere protagoniste di questa nuova fase. Come? Essendo l’esempio più coerente tra enunciazione di valori e pratica imprenditoriale; competendo – racconta il documento – su nuovi mercati, modificando modalità e contenuti della propria offerta di prodotti/servizi; acquisendo competenze manageriali e sviluppare attività di ricerca & sviluppo; partecipando attivamente alla trasformazione digitale del Paese.
Un salto di qualità deve essere compiuto innanzitutto dall’associazione. “Occorre dare spazio – ha proseguito il direttore nazionale Giancarlo Ferrari – a una forte spinta all’innovazione di servizio, di rappresentanza e tutela, ma anche culturale, sociale, con cui offrire più qualità associativa con strutture sostenibili e orientate all’innovazione, ma anche sviluppare e promuovere formazione cooperativa manageriale e di base; favorire il cambio generazionale e il riequilibrio di genere; progettare nuovi servizi per le imprese; essere protagonisti nella transizione digitale. È un processo di rinnovamento che può essere facilitato dalla nascita dell’Alleanza ma che è comunque necessario, pena l’estinzione o la residualità”.
I territori dovranno porre al centro il vincolo di sostenibilità. I servizi alle cooperative hanno così come unico riferimento l’efficienza e la qualità e possono avere riferimenti territoriali diversi da quelli della rappresentanza istituzionale che dovrà tener conto della riforma delle istituzioni, della densità cooperativa e della sostenibilità economica. Tra i settori in questi anni abbiamo assistito alla nascita di Culturmedia, Legacoop Produzione e Servizi, Legacoopagroalimentare-Pesca. L’ulteriore proposta di riorganizzazione riguarda la creazione dell’Area Welfare che dovrebbe coinvolgere Legacoopsociali, Legacoop Abitanti, FIMIV e Sanicoop.

 

I progetti in corso

Quattro progetti avviati in questi mesi si inseriscono bene lungo queste direttrici. Il primo è il manifesto “Cambiare l’Italia cooperando”, un metodo innovativo per la cooperazione italiana di lavorare insieme e di rapportarsi con le istituzioni e la politica, con progetti che la cooperazione porterà avanti indipendentemente dal sostegno della politica. Non è un pacchetto di richieste, ma la visione della cooperazione sul futuro del Paese.
Il secondo progetto si propone di cambiare i servizi associativi, agendo in quattro direttrici: potenziare la Rete nazionale servizi, la redazione della Carta dei servizi che permette tra l’altro di accedere ai servizi a sportello, l’attivazione di Contratti di rete tra i centri servizi per erogare sostegno a tutte le associate. Terzo progetto è la realizzazione della Rete Pico 4.0 per la trasformazione digitale, che si occuperà di sensibilizzazione e formazione; messa in relazione tra i punti di eccellenza con centri di ricerca, imprese, università, competence center; attivazione di punti di erogazione per promuovere e diffondere i servizi,
Il quarto e ultimo progetto in corso riguarda la governance e la formazione continua. Obiettivo: definire un Piano Nazionale per la buona governance cooperativa che preveda l’acquisizione delle migliori buone pratiche attivate in diversi territori; budget per specifici progetti associativi rivolti alla formazione cooperativa continua; costituzione di un Gruppo di lavoro nazionale con il compito di svolgere attività di aggiornamento delle linee guida, monitorare l’applicazione delle regole e delle buone pratiche, raccogliere le difformità e rendicontarne le ragioni sulla base del principio adotta o spiega.

 

I prossimi passi

Per concretizzare le indicazioni evolutive, occorre lavorare per un’associazione che si conformi alle “sette S”. Capace ovvero di essere selettiva (la casa delle imprese che interpretano coerentemente i valori e i principi); simmetrica (cioè capaci di garantire su tutto il territorio nazionale livelli omogenei di rappresentanza, assistenza, tutela, promozione); semplice (che interpreti gli interessi delle imprese associate valorizzandone appieno il protagonismo economico e sociale); sostenibile (riconosce diritti e prestazioni alle imprese associate che versano regolarmente i contributi); sindacale (capace di offrire le migliori politiche di contrattazione e assistenza in materia di politiche del lavoro, di assistenza e di supporto tecnico per i servizi); sociale (per concepire la propria azione con la consapevolezza di contribuire ad una società migliore) e smart (promuove processi di digitalizzazione).
Queste parole d’ordine dovranno determinare i prossimi passi per struttura e funzioni dell’organizzazione territoriale con una sede di rappresentanza almeno in ogni capoluogo di regione sostenibile e capace di svolgere, oltre a funzione di rappresentanza e tutela territoriale, anche funzione nazionale di: matching, start up ed incubazione di nuova impresa, promozione della cultura e della formazione cooperativa, innovazione e trasformazione digitale; sperimentazione di buona governance associativa e d’impresa; monitoraggio sull’applicazione delle regole di vita comune e di sviluppo della forma cooperativa autentica.
Altri presidi sub regionali potranno agire in forma d’istanza congressuale oppure come articolazione organizzativa della sede regionale. Sarà possibile sperimentare macroaree pluriregionali con modelli da concordare. Le strutture territoriali dovranno procedere alla progressiva integrazione in forma dipartimentale delle specifiche associazioni territoriali settoriali se esistenti, d’intesa con le Associazioni nazionali di settore, a cui spetterà tra l’altro sviluppare specifiche competenze settoriali finalizzate alla produzione di servizi e di rappresentanza per le associate.
Più in generale si propone di sviluppare una matrice di servizi verticali, garantiti dalle associazioni nazionali di settore, e intrecciati a servizi orizzontali garantiti da Legacoop nazionale. Per farlo si potrebbe partire mappando le competenze presenti nelle associazioni di settore che possono essere messe a sistema e in rete in modo orizzontale e quelle verticali necessarie all’associazione.