Legacoop Latina: Nota del Presidente Emiliano Scinicariello sul caso dei servizi sociali a Terracina

Inserito il settembre 3, 2012 at 08:20

Categorie: Legacoop Latina, Legacoop Sociali, News

Riportiamo una nota del Presidente di Legacoop Latina Emiliano Scinicariello, diffusa lo scorso 4 agosto, in merito alla vicenda dei servizi sociali a Terracina.

Per maggiori informazioni vi rimandiamo a due articoli pubblicati dal quotidiano Latina Oggi:

 

Sono stupito dalle dichiarazioni del segretario del PRI di Terracina, Paolo Cerilli, secondo il quale il modello cooperativistico sarebbe addirittura “in crisi”, e per il fatto che nutre dubbi sull’efficienza, la qualità e i minori costi dei servizi offerti dalle cooperative sociali.

A Cerilli sfuggono dati congiunturali sulla cooperazione, ed in particolare su quella sociale, che rilevano una continua crescita del numero e della dimensione delle cooperative, indicandola come “strumento anticiclico”, in grado di sostenere l’economia reale ed i livelli occupazionali anche, e soprattutto, in momenti di grande crisi come quello attuale.

Cerilli, inoltre, snocciola dati relativi ai costi del personale, confrontando i livelli contrattuali applicati dalle cooperative sociali piuttosto che quelli applicati dall’Azienda Speciale, quasi a voler definire lo stesso ente strumentale un modello virtuoso. C’è purtroppo un particolare di carattere legislativo che smentisce Cerilli. Il Governo Monti, nella più recente bozza del “decreto liberalizzazioni” in via di definizione, ha indicato le Aziende Speciali come enti strumentali da “tagliare” ove queste vadano ad operare in comuni inferiori ai 30mila abitanti; e nella prima bozza, risalente a gennaio scorso, il limite territoriale minimo era addirittura il territorio provinciale. Evidentemente il modello “Azienda Speciale” così virtuoso non dev’essere, per entrare nel mirino della Spending Review.

Quanto ai livelli contrattuali applicati dalla cooperazione sociale mi preme sottolineare con fermezza che quello applicato è un Contratto Collettivo Nazionale di Settore, e le cooperative che intendano operare correttamente non possono esimersi dall’osservarlo. Il problema risiede altrove, dico a Cerilli, e non nel semplice costo del lavoro. Le cooperative sociali hanno nel costo del lavoro circa l’ottanta per cento dei propri costi, il resto sono costi amministrativi e di gestione che ha qualunque altra impresa; ma a differenza di altre aziende, “speciali e non”, non pagano lauti gettoni di presenza ai propri amministratori, non pagano altrettanto lauti compensi ai propri dirigenti, e non sono carrozzoni clientelari per clientele private pagate con soldi pubblici. Inoltre, Cerilli parla di un 15-20% che rappresenta la redditività delle cooperative e che pagherebbero gli enti pubblici, dimenticando che i servizi vengono aggiudicati con bandi che partono da un importo a base d’asta fissato dall’ente, e soprattutto che le cooperative sociali, onlus di diritto, non perseguono il fine del lucro.

Il modello cooperativistico, in realtà, non è affatto in crisi. Singole cooperative vanno in crisi perché vessate dai propri clienti committenti, ma la colpa della crisi sarebbe della cooperativa se morisse sotto il peso dei propri debiti. Quando un’azienda, con la sua storia ed il suo personale, va in crisi perché il comune – suo committente – è in dissesto finanziario e non paga, la colpa non è della cooperativa, ma del Comune inefficiente.

Se il terzo settore è, a dire di Cerilli, corresponsabile del dissesto del comune di Terracina, mi chiedo (e gli chiedo) perché il comune abbia continuato a commissionare servizi alle cooperative sociali sapendo di non poterle pagare. È il comune a chiedere servizi alle cooperative, e non queste ultime ad imporre i propri servizi al comune.

Chiudo con la vicenda che ha visto coinvolto il Consorzio Parsifal nel comune di Priverno, dal momento che Cerilli mi accusa di tacere sul mancato pagamento degli stipendi agli operatori delle cooperative operanti nel comune lepino. Anche in questo caso, come per Terracina, si vuol imputare al Consorzio o alle sue cooperative il demerito di non riuscire a pagare gli stipendi, quando i servizi sociali di quel comune, commissionati dall’amministrazione comunale (e non imposti dalle cooperative), sono stati erogati e non pagati per un importo di 400mila euro. E la colpa sarebbe del Consorzio che non riesce a fare da “banca” al comune committente? Questa storia l’abbiamo già vista, e pesantemente subita, a Terracina. Per questo sono io a chiedere a Cerilli, nella sua strenua difesa dell’Azienda Speciale, modello – quello sì – fallito: “quali interessi si vogliono tutelare”?