REGIONE LAZIO: FIRMATO IL PROTOCOLLO PER IL RIUTILIZZO DEI BENI CONFISCATI

Inserito il gennaio 19, 2019 at 16:57

Categorie: In evidenza, Legacoop Sociali, Regione Lazio

Grazie all’impegno del mondo dell’associazionismo stiamo vivendo una fase importante, nuova e delicata sui beni confiscati alla mafia. In 40 comuni stanno per essere consegnati 490 beni sequestrati alle mafie, un patrimonio immenso. Trasformiamo la lotta alla mafia in qualcosa di popolare e diffuso. Tutti e tutte, con responsabilità, possono essere protagonisti di questa lotta con un impegno che va nella trasformazione di un bene. La parola confisca porta con sé il significato di ‘togliere’, ma noi mettiamo al centro il ‘riconsegnare’: togliamo a chi, con risorse illecite, si è impossessato di un bene e lo riconsegniamo in forma di servizi“.
Queste le parole del Presidente Nicola Zingaretti, a margine dell’incontro che si è tenuto lo scorso 18 gennaio tra la Regione Lazio e i rappresentanti del mondo del Terzo Settore. L’occasione era la firma di un importante Protocollo, che renderà più semplice l’assegnazione e il riuso di centinaia di beni confiscati sul territorio laziale.
Tra i firmatari anche Legacoop Lazio che, attraverso il lavoro della Cooperazione sociale, si pone da sempre l’obiettivo di far crescere e migliorare il riutilizzo dei beni confiscati, affinché i beni sottratti alla criminalità possano rivivere, contribuire a rigenerare i territori ed essere effettivamente utili alla comunità. Una scelta coerente, quindi, con la Mission cooperativa.
La gestione di un bene confiscato, sebbene assegnato a titolo gratuito, è complessa e onerosa sotto tanti aspetti. La Cooperazione è pronta ad assumersi questa responsabilità, perché il suo scopo è quello di coniugare il valore economico, l’occupazione e la creazione di valore sociale. Importante sarà anche il ruolo delle Centrali Cooperative, che avranno il compito di sostenere le proprie associate e supportarle in tutte le fasi, dalla co-progettazione alla fase di start up, anche facilitando il reperimento di strumenti finanziari.
Il riuso dei beni confiscati deve avere come modello proprio la rete, in cui ciascuno apporta il proprio contributo in termini di competenze, professionalità, know how, risorse economiche e radicamento territoriale. La buona volontà, seppur importante, da sola non può bastare per avviare un nuovo circolo virtuoso, in grado di ridare una nuova vita ai beni, rigenerare i territori, essere effettivamente utile alla comunità e creare occupazione, con particolare riferimento ai lavoratori svantaggiati.