L’appello a un patto tra corpi intermedi, Campidoglio, Regione, enti locali e università
Roma, 04 mar – Autonomia e poteri speciali, il Comune di Roma sta per trasformare radicalmente il suo profilo. Con la Riforma costituzionale, che il 9 marzo arriverà in aula a Montecitorio, verrà riconosciuto il suo ruolo di grande Capitale europea. E’ una vera rivoluzione. Cambieranno infatti le regole del gioco e con esse anche le dinamiche tra Istituzioni e corpi intermedi. Il rischio, però, è che cresca il divario tra Roma e le altre province: già da tempo il Lazio corre a due velocità, pur in un quadro complessivo di crescita. Prevedibile, perciò, che la forbice si possa ulteriormente allargare e che a soffrirne possano essere soprattutto le piccole e medie imprese nonché i soggetti più vulnerabili; soprattutto donne, giovani e persone con svantaggio.
A lanciare l’allarme è Legacoop Lazio che si interroga con tempestività sul riposizionamento necessario per rappresentare le istanze di cooperative e comunità locali in questo nuovo scenario. E a Roma, durante la sua Assemblea dei delegati (programma in allegato), si appella a un Patto tra Istituzioni e corpi intermedi affinché questa rivoluzione coinvolga nello sviluppo anche tutti gli altri territori del Lazio, da sempre messi in ombra dal grande potere attrattivo di Roma.
La Capitale è infatti il vero nucleo assorbente della crescita economica e demografica: i territori attorno non riescono a beneficiarne a pieno. E per quanto sia apprezzabile la crescita registrata nella regione, Roma garantisce ancora circa il 75% delle nuove assunzioni nel Lazio. Nelle province a soffrire sono in particolare donne, giovani e persone con disabilità. Queste ultime sono ormai ben superiori alle 63mila nel Lazio ma solo il 5% di esse trova un lavoro. Ancora ampio il divario retributivo tra donne e uomini nelle province, in un contesto in cui si distinguono situazioni critiche: a Frosinone si registra il minimo reddito mediano (15.100 euro).
“In questo contesto, si evidenzia che i territori del Lazio stanno vivendo una fase di transizione, caratterizzata da criticità, con l’emergere di nuovi settori e la crisi di comparti tradizionali – spiega Mauro Iengo, presidente di Legacoop Lazio-. Perciò occorre una regia condivisa, un nuovo Patto per il Lazio tra la Regione, il Comune, le altre Istituzioni territoriali, ma anche le Università, i centri di ricerca, le associazioni di categoria e, ovviamente, in primis, tutte le parti sociali” continua.
Nel costruire una strategia futura all’interno dei nuovi assetti, infatti, sarà fondamentale il riconoscimento del ruolo dei corpi intermedi e delle associazioni di rappresentanza come Legacoop che, da 140 anni, nel Lazio così come in tutta Italia, contribuisce all’affermazione di politiche attive nel contrasto allo spopolamento e alla desertificazione industriale, nonché alla disoccupazione, favorendo la competitività, la crescita anche delle piccole e medie imprese e il lavoro di donne, giovani e persone con svantaggio.
Non a caso, associarsi e operare in rete per le cooperative del Lazio è strumento di resilienza, sviluppo e garanzia di competitività.
Contrastare la distanza che c’è tra i territori, le imprese cooperative e i centri decisionali, è vitale per l’economia della regione tutta.
Per questo ora Legacoop Lazio riunisce le sue imprese associate attorno a un importante obiettivo: contribuire a un patto e a una strategia proattiva e condivisa da tutti gli attori in favore dei territori, facendo interagire tutte le Istituzioni e gli Enti locali. Solo così si creeranno le condizioni per consentire alle cooperative laziali di esprimere il loro potenziale in favore dell’economia e delle comunità del Lazio.












