Sono 187mila i liberi professionisti nel Lazio: nel 2025 si è registrato un aumento del 4,6%. Negli ultimi dieci anni, del +20,3%. Le difficoltà del contesto economico, però, aumentano con l’avanzare della transizione digitale e tecnologica. In questo scenario, diventa sempre più importante immaginare nuove strategie e nuovi modelli di organizzazione del lavoro che si orientino verso forme aggregative e cooperative.
Non è un caso se questa riflessione parte proprio dal Lazio, dopo un intenso lavoro di confronto anche tra Confprofessioni Lazio e Legacoop Lazio. Infatti, Roma continua ad esercitare un forte potere di attrazione sui liberi professionisti: anche in quest’ultimo anno si consolida ulteriormente la centralità della Capitale nei servizi avanzati, nella consulenza e nelle attività ad alta intensità di competenze.
Nel Centro Italia, un professionista su due lavora nel Lazio. In questa regione, il settore più consistente è quello dei servizi alle imprese e del tempo libero (25%), seguono sanità e assistenza sociale (20%), l’area legale (14%) e quella amministrativa (13%), mentre l’area tecnica si attesta all’11%. Sul fronte delle pari opportunità, le donne rappresentano il 40,6% dei professionisti del Lazio, con una presenza maggioritaria nella sanità (60,8%) e nelle attività scientifiche e veterinarie (45,9%).
Tuttavia, il gender gap retributivo rimane significativo e, per alcune professioni ordinistiche, anche superiore alla media nazionale. A raccontarlo è il 7° Rapporto sulle libere professioni nel Lazio – Anno 2025, realizzato dall’Osservatorio delle Libere Professioni di Confprofessioni.
Lo studio è stato presentato durante l’evento “Generazione professione: competenze, diritti e pari opportunità per il rilancio del Paese”, tenutosi in Campidoglio, al quale ha preso parte anche il presidente di Legacoop Lazio. Il comparto è certamente ancora dominato dal lavoro individuale ma si sta consolidando gradualmente una componente più strutturata e organizzata nella forma dei liberi professionisti con personale.
“Una condizione di solitudine professionale e organizzativa rende difficile l’ingresso dei giovani nel mercato delle professioni – ha commentato Mauro Iengo, presidente di Legacoop Lazio, durante l’evento-. Occorre, al contrario, unire le forze, costruire una struttura organizzativa e dotarsi di mezzi che difficilmente il professionista può possedere a livello individuale. Il modello cooperativo è in grado di salvaguardare la centralità della figura del socio professionista, grazie alla struttura democratica e paritaria della società, alla capacità di lasciare aperta e rinnovabile la compagine sociale attraverso l’applicazione del principio della porta aperta e, grazie a questa caratteristica, rende più facile l’integrazione e la collaborazione tra professionisti appartenenti ad aree diverse” ha concluso.
“Noi oggi abbiamo tenuto questo evento in Campidoglio proprio perché riteniamo che le aggregazioni, sia sotto forma di cooperative che di società tra professionisti siano veicolo per far sì che il professionista rimanga competitivo nel tempo – ha aggiunto Marco Roberti, presidente Giunta Regione Lazio Confprofessioni -. Ovviamente quando parliamo di aggregazioni parliamo di multidisciplinarietà e multi-trasversalità. Per questo cerchiamo di riunire in uno studio non solo commercialisti ma anche avvocati, consulenti del lavoro, professionisti dell’area tecnica. E con il presidente Mauro Iengo e con Legacoop Lazio, diverso tempo fa, abbiamo fatto un convegno a Latina sulle cooperative nell’area tecnica perché abbiamo visto che possono dare anche la possibilità a giovani professionisti di avviare una carriera” ha spiegato.
“E’ essenziale favorire l’integrazione tra competenze specialistiche: oltre agli strumenti fiscali, servono condizioni che incentivino strutture più flessibili e multidisciplinari, capaci di mettere insieme competenze diverse e creare valore aggiunto per professionisti, imprese e cittadini” ha concluso Maro Natali, presidente Giunta Nazionale Confprofessioni.