Per rendere sostenibile tutta la filiera della produzione di 80 mila tonnellate di ortofrutta, dalla terra all’acqua fino al confezionamento, la cooperativa San Lidano ha avviato un processo di trasformazione già 9 anni fa. A raccontarlo in diretta a Isabella Ciotti, oggi, su La7 a L’aria che tira, è stato Paolo Cappuccio, responsabile R&D della cooperativa.
L’investimento complessivo in sostenibilità ambientale, sociale ed economica, è stato pari a oltre 2 milioni di euro, un costo che la maggioranza delle altre imprese e cooperative del Lazio non può, però, sostenere. Sostenibilità significa infatti intervenire sul risparmio idrico, sul recupero di scarti e sottoprodotti, nonché su tutta la filiera con interventi radicali: non è il solo investimento negli impianti fotovoltaici a essere necessario.
Tuttavia, è innegabile che i costi energetici rappresentino una delle motivazioni più importanti che spingono le imprese a investire nelle rinnovabili. Per la cooperativa San Lidano, poi, il problema era ancora più sentito perché rientra tra le aziende classificate come energivore.
Ha infatti un consumo in bolletta annuo pari a 7 milioni di Kwh per un costo che supera il milione e mezzo.
L’aver agito in anticipo sui tempi di quasi un decennio ha dato alla cooperativa un ampio margine di vantaggio nel poter avviare questa rivoluzione sostenibile che è da considerare ancora in divenire.
“Ma la rapidità con cui il contesto sta evolvendo, con sempre nuovi requisiti, restrizioni e obblighi, mette in difficoltà tutte le imprese che devono ora mettersi in pari, e soprattutto le realtà di piccole e medie dimensioni. Benché la San Lidano abbia potuto usufruire di vari canali contributivi, perlopiù comunitari, le risorse messe in campo, soprattutto per gli agricoltori, sono insufficienti a far fronte agli investimenti onerosi necessari e i carichi burocratici richiesti degli enti erogatori, per realizzare un vero cambio di paradigma – ha dichiarato Giulio Benvenuti, Direttore della qualità della cooperativa San Lidano-. Inoltre, molti aspetti della sostenibilità in campo agricolo richiederebbero un approccio territoriale e di comunità, per poter dare risultati significativi e non andrebbero affrontati in modo solamente individuale”
Perché ci sia una spinta reale a rispettare gli obiettivi dell’Agenda 2030 si dovrebbe fare di più. Prima di tutto premiando l’autoconsumo. Se si puntasse su forme decentralizzate di condivisione dell’energia come le comunità energetiche rinnovabili in forma cooperativa si farebbe un passo in avanti per rendere indipendente il Paese.
Inoltre, Legacoop ritiene che bisognerebbe incentivare chi installa impianti per le rinnovabili e sceglie di non delocalizzare: bisogna premiare chi produce e consuma nel territorio nazionale stesso. E poi bisognerebbe sburocratizzare il processo: in Legacoop ci sono stati anche casi di impianti che non possono sorgere a causa di tempi di attesa pari a tre anni.
Fondamentale, inoltre, sarebbe prevedere risorse anche per le imprese vulnerabili e per quei territori particolarmente colpiti da crisi e trasformazioni.
Legacoop chiede perciò che si tenga conto della Raccomandazione Ue 2026/1007 della Commissione del 30 aprile 2026 sul sostegno allo sviluppo delle comunità energetiche e sulla massimizzazione del potenziale dell’autoconsumo e del rapporto della Corte dei Conti europea sulle Cer. Nello specifico, sulla gestione delle reti locali da parte delle Cer e sullo scorporo in bolletta.
Photo credit: ufficio comunicazione San Lidano