“CONVIVO DA 20 ANNI CON UN TUMORE RECIDIVANTE. QUI MI SENTO COMPRESA” LA STORIA DI ANTONELLA

“Non dimenticherò mai che mentre il medico mi diceva lei ha un tumore, l’infermiera che io avevo vicino mi accarezzava la mano. Ho sentito un sostegno, un afflato umano che io non mi aspettavo”. Poi, la recidiva. “Quando ho scoperto delle metastasi, ho dovuto affrontare cure sempre più costose: per questo dobbiamo difendere il nostro sistema sanitario”, spiega Antonella, oltre venti anni di esperienza nella lotta al carcinoma mammario. Precaria, scoraggiata dall’incomunicabilità nel suo ambiente lavorativo, ha abbandonato la carriera.

Quando il tumore ha iniziato ad arretrare, si è aperto un altro fronte insidioso. Ed è di questo che non si parla mai. “Una dottoressa si è accorta che il mio braccio sinistro era più grosso del destro e mi sono rivolta al centro convenzionato della cooperativa C.A.R.- spiega-. Un problema di tutti i malati è quello della solitudine, soprattutto a lavoro, dove è meglio sembrare più normali possibile. Per questo aver trovato qui un posto dove sentirmi compresa e supportata, non solo curata, l’ho considerato un bene caduto dal cielo”.

Il centro in questione fa parte degli “ex articolo 26” della Regione Lazio ovvero dei centri deputati a prendere in carico le patologie complesse, comprese quelle oncologiche e cardiovascolari gravi. “Il ruolo della nostra équipe multidisciplinare e del progetto riabilitativo è fondamentale”, spiega il dottor Antonio Mander, chirurgo vascolare della cooperativa C.A.R.. “E quando le istituzioni intervengono con tagli sul lavoro di organizzazione, programmazione, confronto e documentazione dell’équipe- sottolinea Legacoop Lazio nella nota- il sistema ne soffre inevitabilmente”.

“La nostra cooperativa si assume parte di questo carico- continua Gina Proietti, presidente della C.A.R.- mantenendo però il confronto tra professionisti perché è una garanzia per i pazienti”.

Ogni anno nel solo Lazio, secondo il Registro Tumori, sono 32mila le persone che ricevono una diagnosi di tumore e più di 46mila i ricoveri legati a patologie oncologiche. “Se i dati sulla mortalità sono incoraggianti, non si dispone di dati sulle recidive. Quello che è certo, però, è che si tratta di una lotta spesso sfiancante e lunga, che grava enormemente sul sistema e che richiede raccordo tra strutture e professionisti diversi”, dice Legacoop Lazio ricordando che le “cooperative sociali attive nel settore socio sanitario fanno un lavoro enorme di équipe dietro le quinte, che non è sufficientemente compreso né riconosciuto. Non solo: la rete che sostiene donne e uomini nell’affrontare patologie complesse, spesso recidivanti, è messa duramente e costantemente alla prova, soprattutto perché la sfida richiede sforzi che accompagnano la persona in un percorso lungo e soprattutto capace di coinvolgere più fronti curativi: terapeutici e riabilitativi, ma anche sociali e inclusivi. Ci dovrebbe essere una rete molto più integrata per favorire una migliore gestione. Nel caso dei centri ex art 26 e dei pazienti oncologici- continua la nota di Legacoop Lazio- il motivo è ancor più evidente. Si potrebbero infatti, così, cogliere subito le problematiche dei pazienti oncologici, senza aspettare che poi diventino complicanze di difficile gestione”.

Le cooperative attive nel settore socio sanitario di Legacoop Lazio “sono aperte e disponibili a cooperare con tutte le altre strutture e gli altri enti in un lavoro di rete tra strutture ed enti, oltreché di équipe, che è fondamentale e prezioso per garantire ai pazienti tutti il più adeguato sostegno possibile”.

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