VIRGINIA: LA STARTUP LAZIALE VINCITRICE DI COOPSTARTUP UNICOOP TIRRENO

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Le donne mascoline che amano vestire con capi di abbigliamento rispondenti all’immagine androgina che hanno di sé, d’ora in poi non avranno più problemi a trovarli. Ci ha pensato Virginia, startup cooperativa romana che si ispira nel nome al mito femminista di Virginia Woolf e che non a caso ha scelto di debuttare con i primi capi (t-shirt e canotte) al Gay Pride del 10 giugno scorso.
L’idea è venuta due anni fa a due amiche, Luisa, web marketer laureata in Comunicazione d’Impresa, e Manuela, psicologa specializzata in Sessuologia clinica.
Manuela stava per sposarsi e Annalisa era la sua testimone. Insieme stavano andando da Roma a Busto Arsizio per ritirare il vestito (bianco, classico) con cui Manuela sarebbe convolata a nozze.
E io cosa mi metto?“. Il tormentone della testimone, che non riusciva a trovare qualcosa di adatto alla cerimonia e che allo stesso tempo rispondesse alla propria identità mascolina, ha dato vita durante quelle sette ore di viaggio a un progetto d’impresa. Per realizzarlo si è poi aggiunta una terza socia, Federica, stylist di professione, che attualmente vive e lavora a New York.
Analizzando il mercato le socie di Virginia hanno rilevato tre possibilità, tutte insoddisfacenti, per le donne mascoline di rispondere a quella domanda: ricorrere a negozi o reparti di abbigliamento uomo senza poter acquistare capi come giacche e camicie che non si adattano al corpo femminile; cercare nei reparti ragazzo/bimbo di alcune catene retail; rivolgersi ai negozi o reparti di abbigliamento femminile sperando di trovare qualcosa di adatto tra i capi delle linee “basic” o “business”.
Nessuno stilista che proponesse capi specializzati per questo target, identificato con una fascia di persone esigenti, disposte anche a spendere pur di trovare quello che cercano.
Ed ecco allora il progetto prendere forma. Per il prossimo autunno-inverno Virginia proporrà una collezione che si posiziona nel cosiddetto segmento “Bridge”: attenta ai dettagli stilistici, ma allo stesso tempo con prezzi accessibili.
Le linee saranno due: quella elegante sarà costituita da giacca, pantalone e camicia, mentre la casual punterà su giacche più informali. I colori saranno prevalentemente il grigio scuro e il viola, con dettagli quali i bottoni in madreperla neri o viola.
Questo perché – spiegano Annalisa e Manuela – il viola è il colore più amato dalla comunità omosessuale, in quanto risultante dalla mescolanza dei colori rosso e blu e quindi simbolo dell’unione di maschile e femminile“. Anche se, tengono a precisare “il nostro target è più ampio, ci rivolgiamo anche alle donne non omosessuali a cui piace vestire con questo stile“.
In attesa della collezione completa e in coincidenza con il Gay Pride di Roma, Virginia ha lanciato alcune t-shirt molto particolari e già acquistabili a prezzi promozionali tramite la pagina Facebook.
Su sfondo bianco campeggiano in nero il logo di Virginia, la scritta “Lez go Pride” o altre scritte in inglese che tradotte significano “Lui è una lei e lei è fantastica” e “Due spiriti”. Quest’ultima si ispira alla cultura dei nativi americani che con il termine “Two spirits” indicano persone che si identificano come “gender less” ovvero con una identità non coincidente con un unico genere.
Oltre che su Facebook Virginia è presente anche su Instagram. A breve sarà pronto il sito internet che avrà l’indirizzo www.virginiastore.it.
La startup è uno dei cinque progetti vincitori del bando Coopstartup Unicoop Tirreno, promosso nel 2015 da Unicoop Tirreno e da Coopfond.
La scoperta del bando è stata casuale – raccontano Annalisa e Manuela – Ma subito ci siamo sentite molto vicine allo spirito cooperativo“.
I problemi che loro hanno sono gli stessi che si trovano ad affrontare in generale tutte le startup: budget ridotto per l’avvio dell’impresa e la necessità di avere anche un altro lavoro per autosostentarsi.
Il vantaggio che invece hanno come cooperativa, dicono, è quello di “avere molto supporto e poter usufruire di servizi in modo gratuito“.
Per il momento procedono a piccoli passi, puntando sull’Italia e in particolare sulla capitale dove la comunità omosessuale è forte e ben organizzata.
Se il primo riscontro sarà positivo, avremo la conferma che la nostra strategia può funzionare. Ma occorre molta attenzione, ogni passo deve essere ben calibrato“. L’ottimismo viene dalla consapevolezza di non avere competitor diretti, perlomeno nel nostro Paese e forse anche in Europa, dove non esistono linee complete di abbigliamento specializzate per questo target.