Nel Lazio, si rafforza e si implementa il Budget di Salute, metodologia già attiva in alcune aree del territorio regionale. Con uno stanziamento di 8.400.000 euro, le Linee di indirizzo approvate dalla Regione Lazio ne sostengono l’attuazione e l’estensione su progetti di vita personalizzati in favore di persone con disturbo dello spettro autistico e psichiatrico. Per Legacoop è uno strumento valido i cui vantaggi, però, devono presto essere estesi a tutto il territorio regionale e in modo omogeneo e trasversale a tutto il sistema socio-sanitario laziale.
Dalle esperienze territoriali all’implementazione regionale: il budget di salute nel Lazio non è una metodologia nuova, ma uno strumento da consolidare e rendere strutturale e omogeneo. “Non è un progetto in più, ma un cambio di prospettiva – ha sottolineato Anna Vettigli, referente Legacoopsociali Lazio –. Sposta l’attenzione da interventi frammentati a un progetto di vita costruito con la persona, integrando cura, casa, lavoro, relazioni e comunità, dentro una governance pubblica riconoscibile e una collaborazione ordinata con il Terzo Settore. L’ambizione delle Linee di indirizzo è ridurre le disomogeneità territoriali: non più esperienze a macchia di leopardo, ma indicazioni condivise su processi, ruoli e monitoraggio. Per noi c’è anche uno snodo molto concreto: privilegiare affidamenti tramite accreditamento, che è la procedura collaborativa per eccellenza e consente alle famiglie di scegliere. In questa fase, infatti, la co-progettazione sta generando molte criticità operative e rischia di rallentare l’obiettivo di fare del Budget di Salute uno strumento di sistema”.
“Tuttavia, il budget di salute può funzionare solo se diventa modello organizzativo stabile e non misura sperimentale temporanea – ha rimarcato Filippo Barbieri, responsabile Progetto Salute Legacoop Nazionale durante il webinar di Legacoop Lazio e Legacoopsociali Lazio che si è tenuto il 23 febbraio-. Per questo è necessario che se ne garantisca presto l’applicazione omogenea su tutto il territorio regionale, che si rafforzi il coordinamento tra Regione Lazio, ASL e Terzo Settore e che si consolidi il progetto di vita come perno dell’interazione tra risorse sanitarie, sociali e personali”.
Al momento, la Regione Lazio ha previsto uno stanziamento di 8.400.000 euro solo per progetti di vita personalizzati in favore di persone con disturbo dello spettro autistico (4.500.000 euro) e con disturbo psichiatrico (3.900.000 euro). “Allo strumento del budget di salute nel Lazio, si affiancherà presto anche l’azione della Riforma della disabilità che nel Lazio è già stata sperimentata solo nella Provincia di Frosinone e che ora arriverà in altre province e anche nella Capitale” ha chiarito Ilaria Marchetti, esperta qualificata in Budget di salute, autismo, dopo di noi e salute mentale presso la Regione Lazio-. Altra importante novità sarà lo stanziamento di un Fondo per le regioni finalizzato alla realizzazione di piani formativi che destinerà solo per la Regione Lazio 1milione e 700 mila euro. Siamo però al momento ancora in una fase di formulazione” ha concluso.
L’azione del budget di salute, dunque, sarà coadiuvata da altri significativi interventi. “Il coinvolgimento di famiglie e cittadini è e rimane fondamentale: devono sapere cosa si mette in gioco con il budget di salute” ha dichiarato Antonella D’Asaro, referente U.O.S. Integrazione socio sanitaria VI Distretto Asl Roma2. Anche per Antonio D’Alessandro, la collaborazione tra famiglie, cooperative e Istituzioni è la chiave per rendere questo modello di intervento uno strumento di cambiamento reale. “Dobbiamo, ora, saper andare anche oltre e coinvolgere nel modello di welfare del Lazio anche altri soggetti. Parlo di associazioni culturali, di organizzazioni terze, di imprenditori privati, che possono essere coinvolti attraverso attività laboratoriali volte a favorire l’inserimento lavorativo di persone con disabilità, ad esempio. E’ una sfida. Siamo chiamati a esercitare il ruolo di perno di un nuovo modello di intervento socio sanitario nel Lazio”.
“In questo scenario, Legacoop, con le sue cooperative associate, si configura come un soggetto che può contribuire a costruire un welfare sostenibile capace di trasformare la cura in uno strumento di coesione comunitaria- ha concluso Mauro Iengo, presidente Legacoop Lazio- Vogliamo contribuire ad affermare il diritto alla salute e al welfare su tutto il territorio regionale, senza alcuna esclusione”.
Per questo l’associazione ha dato vita su tutto il territorio nazionale e non solo nel Lazio al progetto Salute, con l’obiettivo di innovare il modello socio sanitario ma anche tutta la filiera cooperativa della salute, di sviluppare un welfare di comunità nonché di migliorare la presa in carico integrata per cronicità e fragilità e di riportare la casa al centro con l’assistenza domiciliare.
Cinque le parole chiave: formazione, modelli di presa in carico integrata, prevenzione, tecnologia e reti territoriali. Perché solo attraverso innovazione, sussidiarietà e integrazione si potrà garantire equità nei servizi socio sanitari nel Lazio come nel resto d’Italia.