E’ nata a Castrocielo, laddove incombe la crisi di Stellantis e dell’automotive. Tra i tetti degli stabilimenti delle imprese dell’indotto, sorgono gli impianti di una comunità energetica rinnovabile in forma cooperativa. Ed è qui, a 10 Km da Cassino, che la sostenibilità ambientale si intreccia a quella economica e diventa urgenza collettiva per famiglie e imprese già a rischio. Per loro, la partita energetica è diventata ormai decisiva: pesa non solo sull’economia domestica ma soprattutto sui bilanci, al punto da diventare un ulteriore svantaggio competitivo per le imprese. Per questo l’affermazione delle rinnovabili in questa zona industriale si configura come strumento primario di resilienza. E per questo Legacoop Lazio, associazione datoriale di riferimento delle cooperative in tutta Italia, sostiene questo progetto imprenditoriale che nasce in un luogo critico della transizione per il paese.
“Da una prima mappatura è emersa la grande potenzialità costituita da quest’area: parliamo di superfici molto estese e di una possibile installazione di impianti di pannelli fotovoltaici per circa 50 MegaWatt di picco. Abbiamo già iniziato a ricevere manifestazioni di interesse da diversi imprenditori e ciò ci rende fieri del messaggio che stiamo veicolando” ha detto Giovanni Romano, amministratore unico della energy service company (esco) che promuove “En.e.l.cer – Energia elettrica libera in comunità”.
Dopo una prima fase di sviluppo nella provincia di Latina e Frosinone, si punta ad allargare il progetto anche altrove nel Lazio. No a occupazione dei terreni e a impianti impattanti sull’ambiente e sul territorio: la sostenibilità è l’obiettivo fondamentale, senza, però, dimenticare che calmierare i prezzi dell’energia è il risultato più atteso per tanti in questa zona. La messa in rete delle eccedenze, infatti, in una Cer consente di aprire a scenari nuovi di indipendenza energetica dalle fluttuazioni del mercato. La cooperativa, poi, non si limiterà a promuovere solo l’adesione alla Cer tra cittadini, imprese, enti del terzo settore e istituzioni ma promuoverà attraverso campagne di sensibilizzazione anche l’importanza del risparmio energetico, dell’efficientamento e della lotta agli sprechi, perché la sostenibilità ambientale e economica del progetto dipende anche da un cambiamento culturale, nello stile di vita dei singoli come nella gestione dell’impresa. “Fondamentale sarà poi sensibilizzare alla multidisciplinarietà tecnologica e alla conoscenza non solo del fotovoltaico ma anche del mini-eolico e di altre tecnologie: la comunità energetica è il luogo ideale in cui dibattere di questi temi e promuovere la conoscenza di questi argomenti” ha spiegato. Il progetto è in tutta evidenza ambizioso. La normativa avrebbe consentito di svilupparlo in forma di associazione o cooperativa.
“Ma se si vuole costituire una comunità energetica dandole una prospettiva di lungo periodo e garantendone la sostenibilità finanziaria, il cappello giuridico più adeguato è senz’altro quello della cooperativa – ha commentato Romano-. Realizzare una cer richiede professionalità e un impegno oneroso che va dalla contabilizzazione alla suddivisione dei proventi derivanti dalla tariffa incentivante attraverso una piattaforma che gestisce tutti i dati tecnici provenienti dal GSE. Per questo occorre un soggetto imprenditoriale che abbia un business plan solido basato su uno studio di fattibilità serio”.
Per questo En.e.l.cer – Energia elettrica libera in comunità rientra tra i progetti imprenditoriali seguiti da Legacoop Lazio, associazione che nella regione ha già all’attivo tante altre esperienze affini nate in tutte le province. “Le Cer associate a Legacoop nel Lazio crescono e trovano nell’associazione servizi e strumenti per agire. Uno di questi è rappresentato dalla piattaforma Respira di Legacoop, promossa da Coopfond, Banca Etica ed Ecomill, con l’obiettivo di supportare la sostenibilità economica delle comunità energetiche rinnovabili attraverso finanziamenti https://www.respira.coop/” ha spiegato Mauro Iengo, presidente di Legacoop Lazio.
“Non a caso, in tutta Italia, le cooperative che hanno dato vita a 150 Cer sono più di 50. E’ il frutto di un lavoro che Legacoop ha messo in piedi con grande tempestività, convinzione e impegno” ha concluso Giorgio Nanni, responsabile Energia e Ambiente di Legacoop.
PERCHE’ LA FORMA COOPERATIVA PER LE CER NEL LAZIO?
“L’impresa cooperativa è la forma giuridica di riferimento per le Cer di molte realtà nel Lazio ed è in assoluto la più usata in tutta Europa. Risponde infatti pienamente ai principi delle Cer definiti dalla direttiva RED II: partecipazione democratica, autonomia, assenza di controllo da parte di singoli soggetti, finalità non speculative e legame con il territorio- spiega Mauro Iengo, presidente di Legacoop Lazio-. Consentendo ai soci di partecipare direttamente alla produzione e al consumo di energia, le cer cooperative generano benefici economici, sociali e ambientali. Ci sono poi anche vantaggi concreti nello scegliere la cooperativa – continua-. Costi di costituzione inferiori rispetto a SRL e SPA e accesso a incentivi dedicati, ma non solo. L’indivisibilità del patrimonio tutela gli asset della comunità nel tempo; la variabilità del capitale sociale e il principio della porta aperta facilitano l’ingresso e l’uscita dei soci, rendendo la struttura flessibile – ricorda-. Il regime fiscale è coerente con la mutualità e consente la redistribuzione dei benefici ai soci attraverso gli strumenti tipici della cooperazione”. Legacoop Lazio affianca la nascita e la gestione delle Cer con competenze giuridiche, fiscali ed energetiche, accompagnando i territori nel percorso di transizione energetica. Tra le associate nella regione ci sono realtà diverse per scala e contesto, ma unite dalla scelta cooperativa come strumento per condividere energia, ridurre i costi, generare benefici collettivi e rendere la transizione energetica accessibile e radicata nei territori.