CONGRESSO CULTURMEDIA LAZIO: USCIRE DALL’ISOLAMENTO, CREARE PARTNERSHIP E COOPERARE

Le nuove strategie per essere competitivi sul mercato e uscire dalla crisi passano attraverso il superamento del senso di solitudine che vivono le cooperative associate a CulturMedia Lazio, comprensibilmente stremate da anni di pandemia e ora dall’inflazione.
Che si manifestino attraverso l’Organizzazione della gestione delle destinazioni territoriali (DMO), cooperative di comunità, reti o esperienze di co-progettazione settoriale o intersettoriale, il trend economico finalmente apprezzato anche dalle Istituzioni e riconosciuto dai bandi per il settore è uno: aggregare, riunire, collegare. Creare connessioni. E non solo: dar vita a un asse tra pubblico, privato e collettività per mettere il territorio al centro. Significa rivoluzionare la progettazione. Rompere finalmente gli argini di quell’arcipelago di realtà imprenditoriali del settore culturale laziale che rappresenta il motore di uno dei più vivi e ricchi giacimenti di risorse per il Paese. Sfide nuove, imperativo noto. Per l’Agenda Onu, Obiettivo di Sviluppo numero 17: “creare partnership per gli obiettivi”. Nel lessico familiare: cooperare tra cooperative, ma poi non fermarsi a questo. “Prioritario guardare oltre lo steccato della cooperazione e cercare partnership con imprese di natura diversa anche private. Sarebbe poi significativo che fosse un lavoro di collaborazione intersettoriale” ha detto Mauro Iengo, presidente di Legacoop Lazio, durante le sue conclusioni al dibattito innescato dal Congresso di CulturMedia, che si è tenuto il 15 novembre alla Città dell’Altra economia a Roma. Aprirsi a nuove possibilità: come quella di “accogliere nella propria compagine sociale i soci utenti e non più solo i lavoratori” suggerisce il presidente, “anche per rispondere ancor più alle esigenze delle Istituzioni del mercato culturale e dello spettacolo” con una “ibridazione che non deve per forza entrare nella singola cooperativa ma è possibile anche immaginare una gemmazione intesa come promozione di imprese sociali, anche in forma cooperativa”. Legacoop Lazio, nel frattempo, ha ricordato Iengo, lavorerà per “istituire un assessorato alla Cultura che non c’è e nel Comune di Roma un tavolo che comprenda tutti i settori, oltre il turismo e la cultura, che gestisca come emergenza la semplificazione amministrativa”. Pronti dunque a mettersi alle spalle un periodo nero giocando ogni carta possibile, insieme e con fiducia.

“Perché se durante la pandemia il settore ha perso 55mila lavoratori ma ciò non è successo nella cooperazione significa che l’associazione ha dimostrato nel periodo più buio di esserci e funzionare – ha ricordato Giovanna Barni, presidente di CulturMedia Legacoop Nazionale-. Ma oggi siamo nella fase della ripartenza e qui si notano differenze: non ci sono uguali opportunità per tutti. Noi dobbiamo avere la capacità di rimettere tutti in sinergia, non solo all’interno del nostro settore, perché queste chance che impongono un ripensamento della propria singola natura e attività ci vedano invece insieme a cogliere tutte queste opportunità- ha continuato-. Per fare questo c’è bisogno di adottare modelli innovativi. E quindi non solo digitale ma anche innovazione sociale. Il modello è il DMO e la partnership pubblico-privato”.

La complessità è evidente: “Occuparsi di cultura, turismo e comunicazione significa rappresentare una galassia di cooperative italiane dall’indiscutibile valore sociale” ha detto Miguel Gotor, assessore alla Cultura di Roma Capitale, intervenendo durante il Congresso-. Abbiamo investito nel settore sei milioni di euro e oltre dal giugno al dicembre 22 – ha detto-. Naturalmente dobbiamo migliorare nella tempistica dei bandi: vanno in buca troppo tardi e i vincitori sono scontenti. Ma come Comune di Roma ci siamo dovuti dedicare a tre PNRR sempre con le stesse forze” ha ricordato. E ha concluso dicendo che si è avviato un tavolo per la co-progettazione. “Se funzionerà potranno cambiare le modalità di organizzazione della cultura a Roma” ha spiegato. Sul malfunzionamento del settore nella Capitale si è espresso Romano Benini, Responsabile Struttura tecnica PNRR Area Sisma, che ha detto: “il raccordo tra cultura e turismo dovrebbe trovare a Roma la sua città ideale e invece negli anni sono stati fatti passi indietro. Bisogna intervenire sul cambio di paradigma e sul tipo di turismo ormai più quantitativo che qualitativo”. E ha aggiunto: “Noi nel nostro piccolo abbiamo provato a portare i turisti dove di solito non vanno. E con il bando sull’area Sisma noi non vogliamo che gli imprenditori privati creino un business diverso, anche se non criticabile, come Santo Stefano di Sessanio per i matrimoni dei turisti australiani- ha ricordato-. Noi vogliamo che sia un segno di speranza per i residenti e che siano loro a permettere il recupero di questo patrimonio”. Uno sguardo ai più fragili e soprattutto ai lavoratori è la priorità sottolineata da Marta Leonori, consigliera regionale e capogruppo PD, che ha voluto ricordare: “dobbiamo impegnarci sul tema del lavoro, cogliere tutte le occasioni possibili per sburocratizzare il PNRR e semplificare la vita di chi vuole investire e portare avanti dei progetti”. Soprattutto in un momento in cui la frustrazione e il livello di difficoltà per le imprese culturali è ai massimi livelli, sostenerle negli sforzi per la ripartenza dopo le chiusure forzate della pandemia. “Ulteriore partita è quella del caro bollette. L’appello che facciamo è quello di non ridurre i servizi o operare chiusure anticipate; questo ha un minimo impatto in termini di risparmio energetico ma un impatto significativo sul tessuto culturale e sociale” ha chiosato il Responsabile di CulturMedia Lazio, Fabio Mestici (qui il suo intervento).

Durante la fase conclusiva del Congresso, sono intervenuti anche, rispettivamente: Lucia Visca, cooperativa AXIA e referente nazionale del comparto editoriale (“Difficile aggregare per mancanza di strategia settori poverissimi come quelli dell’editoria, dell’informazione e della comunicazione in cui c’è dal punto di vista dell’occupazione e dell’equo compenso una situazione al limite della tragedia accompagnata da realtà sindacati deboli); Fabio Meloni, consigliere di Cinema Mundi (“Non è solo un problema di muovere turisti ma prima ancora di formarli”); Massimo Franchi in vece della cooperativa il Manifesto (“Eravamo una delle poche eccezioni ad avere una vendita del cartaceo alta, oggi invece il 50% viene dagli abbonamenti in pdf e quindi stiamo affrontando una rivoluzione tale da costringerci a cambiare modo di pensare. Fare rete e mettere insieme cultura, cinema e turismo è l’unica soluzione possibile per uscirne”); Letizia Casuccio, presidente CoopCulture (“Una DMO è una realtà complessa che contamina tutti. Un esempio è la Destinazione turistica con 12 Comuni della Tuscia viterbese e 34 privati in cui dentro ci sono anche due società che fanno comunicazione: questo per dire che sviluppo territoriale non è solo albergo o ristorante. E’ fare rete sul territorio”); Emanuele Bevilacqua per Doc Servizi (“Tutto è cambiato e non possiamo avere stesso approccio uguale a prima della pandemia perché in quella maniera saremmo perdenti”); Anna Maria Conti in rappresentanza della cooperativa Arx (“Che vuol dire turismo? Cultura e turismo non stanno ai due poli. Dobbiamo sviluppare l’ambito didattico. Non esiste cultura né turismo senza didattica seria”); Vito Scalisi, responsabile dell’Arci di Roma (“Le Istituzioni disconoscono il linguaggio del Terzo settore e dobbiamo impegnarci per rieducare a questo linguaggio la PA e gli impiegati pubblici stessi”); Claudia Loglio, Esperta di politiche europee per la cultura (“La cooperazione è una carta straordinaria da giocare perché è solo insieme e con una visione trasversale che si può fare massa critica a livello nazionale ed europeo”).

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