Internet cambia territori e imprese, aumenta la competitività, rende possibile l’innovazione. Apre i confini della provincia all’Europa e al mondo, espande le potenzialità dell’economia locale. Eppure, mentre l’AI pone nuovi problemi, con server che consumeranno sempre più energia, aumentando così la necessità di sistemi di raffreddamento intensivi, nel Lazio non si è completata ancora al cento per cento la copertura internet nelle aree bianche ovvero quelle a fallimento di mercato.
“In questa regione viviamo un paradosso: un’eccellenza romana e province che faticano. Ma attenzione perché anche a Roma all’interno del raccordo ci sono ancora interi quartieri non raggiunti dalla fibra” spiega Pierluigi Paoletti, consigliere di amministrazione di Noinet, cooperativa che è nata proprio per portare la rete nelle aree rurali e nell’entroterra. Le soluzioni? Ce ne parla in questa intervista.
Qual è lo stato attuale della copertura nelle aree bianche?
La copertura nelle “aree bianche” ha finalmente imboccato una strada virtuosa. I dati citati confermano che la fibra FTTH non è solo un cavo, ma un moltiplicatore economico: ogni euro investito in queste zone genera un ritorno significativo in termini di PIL locale e occupazione. Per le PMI italiane, spesso situate in distretti artigianali fuori dai grandi centri, questo significa uscire dall’isolamento. Tuttavia, il punto è che la copertura tecnica non coincide ancora con l’adozione effettiva: molte famiglie ed imprese hanno la fibra “fuori dalla porta” ma non sono ancora collegate.
Alcune analisi evidenziano un divario importante: se circa sei famiglie su dieci possono accedere alla fibra, meno della metà delle PMI dispone della stessa infrastruttura. Come si traduce questo scarto tra famiglie e imprese in termini di ostacoli alla crescita e alla digitalizzazione del sistema produttivo italiano?
Il dato è allarmante: se le famiglie corrono, le PMI restano indietro. Questo scarto nasce da un gap culturale e da costi di attivazione/canone che per una piccola impresa possono sembrare onerosi se non percepiti come investimento. Se meno della metà delle PMI ha la fibra, rischiamo un’Italia a due velocità: una digitale e competitiva, l’altra analogica e destinata all’obsolescenza. Senza FTTH, una PMI non può usare il cloud in modo efficiente, non può fare export digitale serio, né gestire processi di IA.
Per quanto riguarda il Lazio, i dati parlano di una copertura della banda ultra larga superiore all’85% delle unità immobiliari, con una diffusione crescente della FTTH. Tuttavia, emergono differenze territoriali: nella provincia di Latina, ad esempio, la copertura resta più bassa e concentrata nei centri urbani (70%/80%)
Nel Lazio viviamo un paradosso: un’eccellenza romana – ma attenzione perché anche a Roma all’interno del raccordo ci sono ancora interi quartieri non raggiunti dalla fibra – e province che faticano. Il caso di Latina e del basso Lazio dimostra che l’orografia e la dispersione abitativa sono ancora ostacoli fisici. Le principali difficoltà sono i costi di scavo e la burocrazia dei permessi. Per accelerare, servono soluzioni come il “modello Noinet”: integrare la fibra dove possibile con tecnologie FWA (Fixed Wireless Access) di alta qualità per coprire l’ultimo miglio rurale, garantendo che un’azienda agricola di Fondi abbia le stesse opportunità di una startup a Roma.
Laddove l’infrastruttura è riuscita ad arrivare con il giusto tempismo, la crescita è stata visibile. Nel caso dell’Alto Lazio e della Tuscia, la rete ha offerto un contributo fondamentale verso la “Viterbo Smart City”, racconta Viterbo News 24.
L’analisi di Viterbo News 24 è corretta: la fibra sta trasformando la Tuscia. Non parliamo solo di intrattenimento o gaming, ma di “abilitazione”. Se un borgo viterbese diventa attrattivo per lo streaming 4K, diventa attrattivo anche per il South Working. La tecnologia qui diventa un presidio contro lo spopolamento: se posso lavorare o gestire un’impresa digitale da Viterbo con la stessa velocità di Milano, scelgo la qualità della vita del nostro territorio.
Noinet ha contribuito alla riduzione del digital divide. Come?
Noinet, come cooperativa, ha agito dove i grandi player non vedevano profitto immediato. Il nostro contributo concreto è stato duplice:
– Infrastrutturale: Portando connettività in zone “grigie” e “bianche” del Lazio attraverso una rete mista fibra-radio.
– Sociale: Offrendo assistenza di prossimità.
Per noi l’utente non è un numero di contratto, ma un socio. Abbiamo supportato le imprese non solo vendendo una connessione, ma spiegando come usarla per digitalizzare i processi produttivi.
Il costo dei pc aumenterà a stretto giro. L’accesso a internet e alle tecnologie diventerà sempre più un lusso che lascerà fuori aree periferiche, ceti sociali in difficoltà e soggetti svantaggiati, mentre il progresso avanza e necessiteremo di device sempre più potenti e in grado di supportare AI e nuove tecnologie?
Le stime IDC sull’aumento dei costi dei PC e dei device sono una sfida etica. Se l’accesso all’IA e ai servizi avanzati richiederà hardware sempre più costosi, il digital divide da “infrastrutturale” diventerà “economico”. Il rischio è che internet sia un privilegio per pochi. In questo scenario, il modello cooperativo è fondamentale: potremmo dover pensare a forme di “mutualismo tecnologico”, come l’acquisto collettivo di hardware o il ricondizionamento certificato per garantire il diritto alla connessione ai ceti svantaggiati.
Quali novità ci sono in casa Noinet?
Recentemente stiamo promuovendo un progetto di Comunità Digitali Consapevoli. Non ci limitiamo a fornire il “tubo” della connessione, ma stiamo lanciando pacchetti che integrano cybersecurity assistita e servizi cloud etici per le piccole cooperative e le realtà del terzo settore. Vogliamo che i nostri soci siano protetti e tecnologicamente indipendenti.
Se dovesse stilare un manifesto in soli cinque punti per il futuro della connettività e dell’accesso alla rete e alle nuove tecnologie nel Lazio, cosa inserirebbe nell’elenco?
Diritto all’Ultimo Miglio: Nessuna impresa o abitazione deve essere lasciata sola per ragioni di costo di scavo.
Neutralità Tecnologica: Integrare FTTH e FWA di nuova generazione per una copertura totale e immediata.
Formazione Cooperativa: Non c’è digitalizzazione senza competenze; serve un piano di alfabetizzazione per i soci.
Sostenibilità Economica: Prezzi equi e trasparenti per contrastare l’aumento dei costi dell’hardware.
Sovranità Digitale Locale: Valorizzare le infrastrutture del territorio per non dipendere esclusivamente dai giganti globali
Photo credit: immagine in copertina realizzata con AI.