UNA PORTINERIA DI COMUNITA’ PER CORVIALE PER CHI PAGA C.A.R.O. IL PREZZO DELL’ESCLUSIONE

La portineria di solito sa tutto su chi entra ed esce da un edificio. A Corviale, invece, serve a capire chi è rimasto fuori, escluso dalle opportunità che offre la Capitale. E, dunque, fuori dai servizi, fuori dai diritti, fuori dal mercato lavorativo. Qualche volta, perfino fuori dalle relazioni.
La cooperativa H Anno Zero, insieme a un’ampia rete formata anche da diverse altre cooperative associate a Legacoop Lazio, ha inaugurato una portineria di comunità a Corviale: un luogo in cui non c’è bisogno di bussare. L’idea, infatti, è quella di restituire al quartiere uno spazio che, giorno per giorno, renda consuetudine per tutti incontrarsi, riconoscersi, chiamarsi per nome e rispondere “entra, risolviamo insieme”. E così, con il progetto “C.A.R.O. Comunità, accoglienza, relazioni, occupazione”, co-progettato con il Dipartimento Politiche sociali e  Salute di Roma Capitale, la cooperazione ha portato in uno dei luoghi meno compresi di Roma un nuovo modello di welfare.
Al centro della vita nel Serpentone ci sarà la portineria di comunità: qui, accoglienza, ascolto, orientamento personalizzato e presa in carico diventano più semplicemente presenza costante, supporto con strumenti utili e specifici per le esigenze di ciascuno.
Non solo sportelli psicologici, servizi socio sanitari, supporto domiciliare per emergenze o disagi, ma anche monitoraggio telefonico per anziani e persone sole e accompagnamento per visite mediche e commissioni.
Attorno alla portineria di comunità, poi, anche presidi diffusi, operatori, associazioni, unità mobili, attività sociali ed educative. Ma il progetto, in fondo, sta tutto in quell’immagine iniziale. Una porta. Una persona sempre disponibile per qualsiasi esigenza e pronta a risolvere qualsiasi problema. Perché le periferie non soffrono soltanto per ciò che manca. Soffrono quando qualcuno resta chiuso fuori e non ha le chiavi.
Corviale è un quartiere spesso raccontato come un simbolo di distanza: dal centro, dalle istituzioni, da una certa idea di città. Eppure chi vive e opera nelle periferie sa una cosa: dove le risorse sono poche, i legami contano di più. Per questo l’idea di una portineria di comunità ha un gusto retrò ma è controcorrente. Non promette miracoli. Promette presenza. Una parola, certo, meno spettacolare ma quasi sempre più utile e concreta.
E in più, con un cuore multimediale e innovativo. Il progetto, infatti, sarà affiancato e sostenuto da una piattaforma: si chiamerà G.I.A.D.A. e sarà utile a garantire efficienza, coordinamento e sistematizzazione dei dati raccolti.
“A disposizione dei cittadini, perciò, grazie a questo progetto finanziato dall’Ue – Next Generation EU e PN PN Metro Plus 21-27, ci sarà una rete che garantirà la possibilità di intervenire sul disagio psicologico e sociale. Una serie di iniziative, inoltre, saranno volte a contrastare la dispersione scolastica e la povertà educativa, a contrastare l’isolamento sociale e la solitudine e, non da ultimo, a sostenere coloro che necessitano di formazione e orientamento al lavoro – spiega Maddalena Maggi, presidente della cooperativa -. Non vogliamo lavorare su categorie ma su condizioni, bisogni e opportunità condivise, attraverso una rete che unisce servizi, comunità e prossimità“.
Partner del progetto della cooperativa H Anno Zero sono: Acquario 85, ACLI, Aelle Il Punto, Arci, Calciosociale, Cicue, Corviale Domani, Eudec50, Magliana Solidale, Mitreo Iside. Le attività vengono realizzate anche attraverso: cooperativa Speha Fresia, Fari nella Nebbia, Arte Studio, Associazione Kipling, Mediterranei Cooperativa Digitale. Il progetto prevede una misurazione dell’impatto sociale ad opera di Open Impact che si servirà del contributo di un Comitato Scientifico formato dalla Sapienza Università di Roma, dall’Università LUMSA, da Laboratorio Corviale, e dall’Università Roma Tre.