Aumenta la richiesta di operatori sociali nel Lazio. Sono già milioni le ore richieste dalle famiglie in un anno ma, nel frattempo, il fabbisogno cresce e quasi raddoppia. Un esercito di 41.647 professionisti ogni giorno fa fronte a questi bisogni e contribuisce a rendere più sostenibile il sistema socio-sanitario, educativo e assistenziale. La tenuta del welfare dipende da loro. Ma le cooperative sono in difficoltà, tra una cronica carenza di personale e un turnover che si attesta al 20%, la professione dell’operatore sociale è ormai al centro di un caso economico senza precedenti.
La domanda è elevata: è una delle professioni più richieste sul mercato lavorativo. Purtroppo, però, è anche tra le meno riconosciute in Italia.
Fondi pubblici sempre più insufficienti mettono in difficoltà le Pubbliche Amministrazioni, che a fatica inseguono l’incremento dei bisogni, mentre le liste d’attesa si allungano. Le Istituzioni locali non riescono più a far quadrare i bilanci. Indispensabile, però, aumentare presto la quota di investimenti destinati al lavoro sociale.
La professione dell’operatore, ancora scarsamente conosciuta e valorizzata, prima ancora di poter essere adeguatamente compresa, manca infatti di un habitat favorevole al suo sviluppo e alla sua affermazione nel sistema.
In questo quadro, interviene la seconda edizione di “GenerAction – La cooperazione sociale in azione”, in scena oggi e domani presso il Welcome Center della Stazione di Tiburtina, all’interno del Social Fest promosso dal Municipio II di Roma Capitale.
“Il lavoro sociale non è una risorsa inesauribile. Come ogni ecosistema, ha bisogno di condizioni favorevoli per vivere e rigenerarsi: riconoscimento, investimenti, buone condizioni di lavoro, fiducia, alleanze, cura pubblica e attenzione sociale” commenta Anna Vettigli, referente Legacoopsociali Lazio .
Nelle due giornate di dibattiti, spettacoli, laboratori, racconti, musica e incontri per riflettere sul presente e sul futuro del welfare, Legacoopsociali Lazio concentra l’attenzione dell’opinione pubblica attorno a una riflessione: cosa accade quando diventano sempre più rare le persone che si prendono cura degli altri? Volti, esperienze e testimonianze dal vivo raccontano l’esperienza concreta di un lavoro essenziale ma ancora troppo spesso reso invisibile dal suo mancato riconoscimento.
“E’ fondamentale chiedersi: chi si prenderà cura delle persone domani? Non stiamo parlando solo di una difficoltà occupazionale – chiarisce Anna Vettigli, referente Legacoopsociali Lazio-. Stiamo parlando della capacità delle nostre comunità di accompagnare bambini, anziani, persone con disabilità, famiglie in difficoltà e cittadini fragili”.
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